ESPLORARE LE POTENZIALITÀ

La Mappa di Comunità di Monno

Per procedere alla realizzazione del progetto Ca’Mon è stata costruita una “mappa della comunità” di Monno, ovvero sono state rilevate le risorse e le competenze presenti a Monno (luoghi significativi, persone, eventi sociali, ecc.) per esplorarne le potenzialità ad essere luogo idoneo per un’esperienza di sviluppo di comunità.

La “mappatura” ha richiesto la collaborazione tra l’Amministrazione di Monno, gli educatori della Cooperativa Il Cardo, ricercatori universitari e gli stessi abitanti di Monno.
Oltre che a rilevare le potenzialità della comunità, scopo della costruzione della “mappa di comunità” è stato:

  • “far emergere” tra gli abitanti ciò che hanno in comune e caratterizza la loro comunità;
  • “dare significato” a ciò che viene fatto a Monno (eventi tradizionali, culturali, incontri informali ecc) e trasformarlo in consapevolezza;
  • “ricostruire”: ricomporre i processi educativi già attivi nella comunità.

Immersione

La mappatura è stata possibile grazie alla presenza attiva di un educatore di comunità che è entrato in contatto, ha parlato e condiviso esperienze con i cittadini attraverso interviste e osservazioni sul campo. Compito dell’educatore è stato immergersi nella comunità per rilevare i meccanismi sociali vigenti
(le persone, i luoghi, i saperi, le relazioni…), cogliere i “saper fare” meno pubblicizzati, impossessarsi del patrimonio immateriale che il paese custodisce.

La presenza in forma stabile e continuativa di un educatore di comunità ha consentito di andare oltre i luoghi fisici del territorio (piazza, scuola, luoghi associativi) e addentrarsi nella conoscenza di chi abita questi luoghi: chi fa cosa, dove, quando (sia singoli che associazioni).

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Emersione

Dalla “mappatura” a Monno è emersa una grande quantità di conoscenze e pratiche “nascoste nelle case” e dall’analisi della mappa Monno risulta essere è una comunità con un’esperienza attiva di cura di sé, una forte identità e potenzialmente in grado di innovare le proprie pratiche di lavoro sociale.

I dati mostrano una comunità attiva e dinamica in cui sono presenti diverse persone con una spiccata propensione all’artigianato e all’arte (un coro, un gruppo di ricamatrici, artigiani del legno, tessitrici, ecc) ed eventi sociali e culturali di rilievo internazionale (sede della rassegna d’arte contemporanea ‘aperto_art on the border’ che ha visto a Monno numerosi artisti e del progetto Wall in Art che ha visto lo street artist americano Gaia realizzare assieme ai cittadini un imponente murales sui temi della migrazione, del viaggio, del passaggio) e di grande richiamo territoriale (Sagra della patata, Fen Fest, Festa del Mortirolo, Lenti ma contenti, L’appetito vien cantando, Monno beach, Gara Rallenty, ecc.)

Respiro

Nel mese di gennaio 2020 il progetto Ca’ Mon e la “mappa di comunità” sono stati presentati e discussi con gli abitanti di Monno in un evento pubblico che è durato tutta la giornata. L’evento ha visto la presenza delle rappresentanze locali, dei cittadini ed è stato trasmesso, e reso disponibile on line, in forma integrale, dalla tv locale. La giornata è stata in sé un evento comunitario in cui a presentazioni istituzionali si sono alternati momenti conviviali con gli abitanti di Monno, che sono parte essenziale e il valore primo del progetto.

Il punto di partenza è un edificio in fase di ristrutturazione, noto a chi vive a Monno per la storia che ha rappresentato, ma a te, che ti muovi per quelle strade in salita per la prima volta, rappresenta solo un punto sulla mappa. Un ex asilo, ti dicono, che ha ospitato generazioni fino a pochi anni fa. E allora chiedi, parli con le persone per conoscere quali altre storie hanno accompagnato quelle mura, ma soprattutto quali altri luoghi, quali persone, quanti saperi rappresentano Monno.
E allora raggiungi la Piazza IV Novembre, lì c’è il municipio, il mercato del giovedì, il Bar Brillo Parlante, l’Osteria il Gatto Nero e le signore del mercatino parrocchiale che tessono con cura e confezionano prodotti artigianali ogni settimana. Sono loro che ti dicono che l’orgoglio del paese è il suo belvedere posto all’esterno della Chiesa di S. Pietro e S. Paolo; non sono le uniche: anche i ragazzi della Pro Loco, la cui sede si trova proprio in piazza, ti dicono che non puoi conoscere Monno senza passare dal Belvedere.

Da qui la vista si perde: i prati coltivati, la vecchia strada divenuta percorso trekking fino a Edolo, che costeggia la chiesa di S. Brizio, la catena dell’Adamello e quei tornanti, conosciuti da molti, perché accompagnano lo sguardo e le gambe fino al Passo del Mortirolo.
E poi continui e scopri Contrada Sales, una piazzetta circolare che porta memoria e targa dello “Stramades”, quel sedersi tutti insieme a raccontare storie al caldo della stalla. Continui, in salita, e incroci le botteghe di artigiani che ancora, con passione e umiltà, intagliano il legno e realizzano piccoli capolavori.
Vai avanti, questa volta in discesa: la scuola primaria e la scuola dell’infanzia e il loro “Orto dei semplici”. Accanto alla scuola c’è il campo sportivo e di nuovo su e giù, in un sali e scendi di scorci e incontri.
Percorrendo le strade, infatti, succede di conoscere le persone e le loro case e scopri che all’interno si custodiscono saperi e mestieri; così, nell’intreccio del telaio hai anche la fortuna di ascoltare storie di famiglia che sono storia di paese.